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L’opposto della protezione: il feticismo per i profilattici usati

L’opposto della protezione: il feticismo per i profilattici usati

Usare i preservativi è una buona cosa. Fare uso di preservativi usati, beh, non così tanto. In un articolo del 2009 pubblicato sulla rivista “Sexually Transmitted Infections”, Vincent Tremayne spiega il feticismo per i preservativi usati. Ora, di quale tipo di parafilia stiamo parlando? “Per qualcuno con feticismo nei confronti dei profilattici”, spiega Tremayne, “potrebbe (semplicemente) significare ottenere piacere guardando immagini o video che ritraggono persone che ingeriscono o si masturbano con preservativi usati. Altri, invece, potrebbero attivamente cercare preservativi usati per masturbarsi o per ingerirne il contenuto. Alcuni uomini possono cercare preservativi in luoghi pubblici dove le persone possono avere avuto rapporti sessuali o ricorrere ad acquistarli online.

Ed è qui che i pericoli emergono! Sebbene molti feticisti credano che queste pratiche siano prive di rischi, supponendo che i microrganismi responsabili delle Infezioni Sessualmente Trasmesse (IST) non possano sopravvivere al di fuori di un corpo umano, questo non è del tutto vero. Tremayne sottolinea, infatti, che molti virus responsabili di malattie sessualmente trasmissibili possono rimanere in vita per lunghi periodi senza aver bisogno di un ospite.

Una ragione in più per usufruire delle salviette monouso quando utilizziamo i bagni pubblici! In effetti, nel 1999, un ricercatore scoprì che, preso un campione di 50 bagni pubblici, 5 di loro (10%) risultarono positivi alla presenza di almeno un agente virale ancora in vita. Tra questi comparivano diverse specie, dal Ureaplasma urealyticum e Mycoplasma hominis fino alla Chlamydia trachomatis, microrganismo responsabile di un’infezione batterica molto grave.

Nel suo tentativo di aumentare la consapevolezza riguardo ai rischi relativi alle IST derivate dall’utilizzo di preservativi usati, Tremayne racconta la storia di un marinaio che, durante uno dei suoi viaggi, contrasse la gonorrea attraverso rapporti sessuali avuti con una bambola gonfiabile di un collega che era affetto lui stesso da questa infezione.

Sebbene solo studi di laboratorio hanno dimostrato conseguenze come quelle sopra citate, un esperimento del 1986 di Lionel Resnick e colleghi ha rivelato che il virus dell’HIV può sopravvivere fino a tre giorni in un ambiente ospitale. Una condizione ambientale non molto dissimile dall’interno di un preservativo usato di recente, lasciato sul ciglio di una strada o spedito al feticista attraverso la gentile concessione del servizio postale.

L’articolo estremamente breve di Tremayne è l’unica pubblicazione trovata su questa interessante parafilia, quindi è difficile dire quanto sia diffusa. Online esiste un sito web dedicato agli appassionati, che aiuta i membri della community a scambiare i propri preservativi usati. Inoltre, un rapido sguardo a Google mostra che l’argomento appare abbastanza frequentemente nei forum per adulti in discussioni riguardanti l’eccitamento e le perversioni.

Può capitare che alcune donne desiderino il liquido seminale del loro partner per scopi di gratificazione sessuale, ma il feticismo verso i preservativi usati è un fenomeno tipicamente maschile e, per ovvie ragioni, esteso soprattutto nella popolazione omosessuale. Dunque è opportuno che la conoscenza dei rischi collegati a tale tipo di pratica sia il più possibile estesa e diffusa in un’ottica di prevenzione e salvaguardia della salute delle persone. 

A cura del Centro Integrato di Sessuologia IL PONTE (trad. ita. Letizia Doni)

https://blogs.scientificamerican.com/bering-in-mind/the-opposite-of-e2809cprotectione2809d-a-fetish-for-used-condoms/

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