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Sesso e privacy: è legale filmare un rapporto sessuale all’insaputa del proprio partner?

Sesso e privacy: è legale filmare un rapporto sessuale all’insaputa del proprio partner?

Il concetto di “privacy” con riferimento all’ambito sessuale è un argomento sul quale sorgono spesso molti dubbi e incertezze.

Alla domanda se sia legittimo registrare un video di nascosto durante un rapporto sessuale verrebbe spontaneo rispondere di no, eppure c’è chi ha ritenuto proprio l’esatto contrario; ebbene sì, ancora una volta, è una sentenza della Corte di Cassazione a destare scalpore per le sue singolari decisioni.

Questo il caso sottoposto all’attenzione della Corte: Tizio installa una telecamera nascosta nell’abitazione ove convive con Caia e, a sua insaputa, attiva la registrazione per riprendere la consumazione di un rapporto intimo.

Caia si accorge però della telecamera e decide di denunciare Tizio asserendo di non avergli mai dato il consenso alla registrazione del ‘sex tape’.

Tizio viene quindi sottoposto a processo per il reato di “interferenze illecite nella vita privata” ma colpo di scena… viene assolto perché “il fatto non sussiste”!

Gli ermellini motivano questa decisione[1] evidenziando che ai fini della commissione del reato ciò che rileva non è certo l’aver dato o meno il consenso al proprio partner per la registrazione, né tantomeno rileva agli stessi fini il fatto che il rapporto sia avvenuto all’interno della casa di chi aveva il diritto di prestare tale consenso.

Ciò che importa secondo la Corte di Cassazione è, esclusivamente, se l’atto sessuale, o anche un altro atto della vita privata, venga registrato da un soggetto terzo che non vi partecipi.

La motivazione, apparentemente incomprensibile, è in realtà estremamente logica.

In poche parole, secondo i nostri giudici non vi può essere alcuna “interferenza”, ovvero nessuna intromissione nella privacy di una persona da parte di chi partecipi alla sua vita privata e ne registri lo svolgimento, sia pure durante i momenti di intimità.

La disputa legale si è dunque giocata tutta sulla nozione di interferenza, e la Cassazione non ha fatto altro che interpretare letteralmente tale vocabolo, d’altro canto nessuno potrebbe mai sostenere che l’imputato abbia ‘interferito’ in un affare che non lo riguardava.

Avv. Andrea Ricci

[1] Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 10 gennaio – 8 maggio 2017, n. 22221/17

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