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10 falsi miti sull’omosessualità

10 falsi miti sull’omosessualità

Nonostante tutti i passi in avanti compiuti dalle minoranze sessuali negli ultimi anni, numerosi stereotipi e idee fuorvianti continuano a serpeggiare fra l’opinione pubblica circa l’orientamento sessuale. Di seguito dieci delle false credenze più comuni che la scienza ha dimostrato essere infondate.

1) L’omosessualità è un fenomeno socialmente “contagioso”. Falso.

Gli studi in materia non hanno trovato risultati a supporto della credenza che l’attrazione per le persone dello stesso sesso sia qualcosa di socialmente trasmissibile. Anni di ricerche hanno evidenziato che l’omosessualità non si diffonde all’interno di gruppi di adolescenti in cui vi sono membri omosessuali, così come i genitori gay hanno le stesse probabilità, della loro controparte eterosessuale, di crescere futuri figli omosessuali.

2) È possibile “riconvertire” un gay. Sbagliato.

Le ricerche sugli adulti che hanno tentato di cambiare il loro orientamento sessuale, sia attraverso la religione sia tramite altri mezzi (terapia farmacologica, psicoterapia), evidenziano come tali trattamenti siano generalmente inefficaci con conseguenze particolarmente negative in termini di salute bio-psico-sociale.

3) I travestiti sono tutti gay. Falso.

Molte persone credono che essere gay equivalga a vestirsi come un membro dell’altro sesso (cross-dressing). In realtà essere omosessuale significa avere una preferenza sessuale per i membri dello stesso sesso ma non un interesse marcato per il travestitismo. Gli studi hanno effettivamente dimostrato che la maggior parte dei cross-dressers sono uomini sposati di orientamento eterosessuale.

4) Le lesbiche non amano fare sesso. Falso.

La credenza che fra due donne la sessualità finisca per “morire” è diffusa dalla notte dei tempi ed è dovuta principalmente alla visione maschilista dell’attività sessuale. Anche se gli studi hanno messo in luce che le coppie lesbiche tendono ad avere rapporti sessuali meno frequentemente rispetto ad altri tipi di coppie, quando li hanno vi dedicano molto più tempo. Inoltre i risultati delle indagini hanno rilevato che le coppie lesbiche non sono sessualmente meno soddisfatte rispetto alle altre coppie.

5) I bisessuali sono gay che non si sono ancora dichiarati. Sbagliato.

Si tratta di una credenza a cui molte persone, sia eterosessuali che gay, danno peso ma che si è rivelata del tutto sbagliata. Naturalmente si possono trovare esempi di persone che si sono dichiarate bisessuali perché non ancora pronte a fare coming out, ma questo non deve invalidare l’identità sessuale di chi si ritiene bisessuale. Gli studiosi sostengono infatti che la bisessualità, in quanto parte del continuum fra eterosessualità e omosessualità, sia effettivamente un orientamento sessuale diverso dagli altri e non sia semplicemente da intendersi come “una stazione di passaggio”.

6) I bisessuali provano uguale attrazione per gli uomini e le donne. Sbagliato.

Essere bisex comporta provare desiderio sessuale sia per gli uomini che le donne ma ciò non significa anche allo stesso modo, con la stessa frequenza o intensità affettiva. Gli studi hanno messo in luce che gli uomini bisessuali solitamente mostrano un’eccitazione legata alla genitalità dell’altro sesso, anche se non vi è una preferenza di genere (alcuni mostrano più eccitazione per le donne, altri per gli uomini). Idem per le donne bisessuali, anche se la loro eccitabilità sessuale non è collegata alla genitalità come per gli uomini. A prescindere dal loro comportamento sessuale (esclusivamente omo o etero, occasionalmente omo o etero, egualmente omo ed etero) le persone bisessuali hanno una loro identità sessuale in cui il ruolo dell’attrazione non è né una caratteristica essenziale né la sua definizione.

7) Il sesso anale è la sola e tipica attività sessualità dei gay. Falso.

Anche se vi è una tendenza comune a confondere il sesso anale con il sesso gay questo non corrisponde a verità. Le ricerche rilevano che sono infatti il sesso orale e la masturbazione reciproca le attività sessuali più frequenti tra i gay. Non solo, il sesso anale è ormai diventato abbastanza comune anche tra gli eterosessuali, divenendo perciò un comportamento adottato da persone di qualsiasi orientamento sessuale (omo, etero, bisex).

8) Le lesbiche lo fanno unicamente nella posizione “a forbice”. Sbagliato.

Incrociare le gambe come un paio di forbici con relativo sfregamento della vulva è una posizione che le coppie lesbiche praticano, tuttavia fanno anche altro. Gli studi rivelano che in realtà fra le coppie lesbiche sembrano essere più comuni il sesso orale, la stimolazione tattile e la masturbazione reciproca.

9) Nelle coppie omosessuali uno dei partner fa l’uomo e l’altro la donna. Falso.

Anche se culturalmente la rappresentazione delle coppie dello stesso sesso tende sempre ad essere formata da qualcuno che interpreta il ruolo maschile e qualcuno che interpreta il ruolo femminile, in realtà le coppie omosessuali sono meno propense, rispetto alle loro controparti eterosessuali, ad adottare in modo tradizionale e rigido questi ruoli. Al contrario, le ricerche evidenziano come le coppie gay tendano a condividere il potere e le responsabilità in modo paritario, svincolandosi dai consueti ruoli maschio/femmina.

10) I genitori omosessuali sono meno “adatti” dei genitori eterosessuali. Falso.

Le ricerche sulla genitorialità hanno messo in luce che fra i bambini cresciuti da genitori omosessuali e i bambini cresciuti da genitori eterosessuali non vi siano significative differenze. Tuttavia, vale la pena notare che uno studio recente – che ha analizzato i risultati delle indagini sui bambini adottati – ha rivelato come i genitori omosessuali tendessero maggiormente ad adottare bambini con problematicità (sociali, fisiche, psichiche) rispetto ai loro omologhi eterosessuali. Alla luce di questo, la constatazione di nessuna differenza significativa appare piuttosto come una testimonianza delle qualità genitoriali delle coppie omosessuali, del loro forte investimento affettivo e della loro attenzione verso le minoranze.


Trad. J. Lehmiller


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