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CHEMSEX: L’ultima frontiera del sesso

CHEMSEX: L’ultima frontiera del sesso

Lo chiamano chemsex ed è l’ultima frontiera del sesso estremo. La moda del chemsex (alla lettera sesso chimico), nata nella comunità gay ma in costante diffusione nella popolazione etero, sta diventando un vero problema sanitario, almeno nella società britannica. Dietro a questa etichetta vi è, infatti, una pratica sessuale estremamente pericolosa, poiché trasforma il rapporto sessuale, attraverso l’uso di droghe pesanti (mefedrone, cristalli d’anfetamina, G.H.B.), in una vera e propria maratona sessuale. In Gran Bretagna è già allarme. E’ qualcosa di devastante per la salute, riportano gli operatori sanitari. Un cocktail micidiale di droga e sesso.

Non è certo la prima volta che sentiamo parlare di droghe durante l’attività sessuale, ma stavolta è qualcosa di diverso, di più sconvolgente, con esiti ancor più tragici. Il mix di droghe usato per aumentare le prestazioni sessuali sottopone infatti il corpo umano ad uno sforzo continuo, portando il soggetto a non avvertire né il bisogno di riposarsi né quello di rifocillarsi. In altre parole, la persona si sottopone ad una “spinta chimica”, che la induce ad una continua performance che può durare … fino a tre giorni!

Passiamo dunque ad analizzare nello specifico le droghe maggiormente utilizzate per il chemsex ossia, come detto pocanzi, il mefedrone, i cristalli di anfetamina e il G.H.B. Tutte queste rientrano nella categoria di droghe pesanti ma con sostanziali differenze tra loro. La metanfetamina in cristalli è un omologo dell’anfetamina ed è associata alla produzione di piacere e alla riduzione della sensazione della fatica. L’effetto è più breve ed intenso se viene iniettata o fumata, mentre è più lungo e meno intenso se inalata o ingerita. Il mefedrone, dal 2010 riconosciuto come narcotico, ha effetti simili all’ecstasy e può essere inalato o assunto per via orale. Infine il gamma-idrossi-butirrato (GHB), noto anche come “droga dello stupro”, causa uno stato di euforia, di aumentata socialità, un maggior desiderio sessuale e ha un “effetto collaterale” simile ad un post sbornia (nausea, vertigini, confusione mentale, assenza di ricordi). Mentre le prime due sostanze sono stimolanti ed aumentano l’euforia e la libido, l’ultima è anche un potente anestetico ed aiuta dunque ad essere più disinibiti e disponibili. Il risultato? Dal mix di tali sostanze stupefacenti ne scaturisce una performance sessuale infinita e intensa, una lucidità precaria e un corpo mai domo. Tutto questo perché l’area cerebrale su cui queste droghe hanno un’azione selettiva è l’amigdala, l’area del cervello che media le nostre “emozioni di base”: piacere, rabbia, ansia, paura, desiderio. La loro azione su tale area è duplice. Da un lato, causano un’iperattivazione del sistema dopaminergico, ossia quella parte del cervello che presiede al desiderio e all’eccitazione sessuale, dall’altro, anestetizzano il sistema adrenergico, quello responsabile dell’ansia e della paura. Ma spingere il proprio corpo e la propria mente al limite per molto tempo ha un prezzo da pagare elevatissimo. Il chemsex è, infatti, una pratica altamente pericolosa nell’atto ma capace anche di creare dipendenza. Le sostanze stupefacenti utilizzate, inoltre, causano scompensi fisici e danni irreversibili al cervello e alle facoltà cognitive. Nonostante i molteplici e gravi rischi per la salute, gli operatori sanitari inglesi avvertono che è aumentato il numero di casi di bulimia da sesso come conseguenza del chemsex. Tale fenomeno sessuale, quando non si tratta di una dipendenza, sembra addirittura fare tendenza. Un fenomeno di costume soprattutto fra i giovani. Il binge sex (l’abbuffata sessuale), una volta superati il confine omo, sembra assumere del tutto i connotati di un fenomeno sociologico che interessa gli etero e che ha molte analogie con il binge drinking ed il binge eating.

Il Chemsex viene praticato soprattutto dalle persone che cercano avventure di una notte o poco più, e che desiderano godere al massimo del rapporto sessuale, dimenticando il mondo esterno ed i problemi quotidiani. Tutto ciò in nome di una sessualità capace di eliminare i freni inibitori, e al solo scopo di avere rapporti per ore ed ore, o addirittura giorni, e con più persone in successione. Coloro i quali fanno uso di questi stupefacenti sono assai entusiasti dei loro effetti, questo perché capaci di cancellare le inibizioni, aumentare il piacere e allontanare i pensieri negativi (scarsa autostima e fiducia in se stessi) amplificando il desiderio di un rapporto sessuale immediato con l’altro. La distanza fra le persone viene così annullata, ancor prima che nell’atto sessuale, nell’incontro sessuale e con essa viene meno la difficoltà di gestire la propria vita sessuale ed i rapporti con i partner. Secondo il British Medical Journal * chi ricorre a tali pratiche sessuali sono persone che hanno mediamente cinque partner ad ogni maratona sessuale e molto spesso in totale assenza di metodi di protezione.

Come è facile intuire il conto che presenta il Chemsex è molto salato, sia in termini sociali che individuali. A livello collettivo vi è dunque un’impennata del rischio di contrarre Hiv, epatite C ed E, che si accompagna inoltre all’aumento di gravidanze indesiderate e a tutti i disturbi psichici correlati all’uso di droghe. A livello individuale invece l’uso protratto di queste sostanze può determinare gravi danni neurologici con conseguenti limitazioni sia della capacità di muoversi sia di pensare in modo logico e coerente.

Dr. Andrea Olmi

* What is chemsex and why does it matter? Hannah McCall, Naomi Adams, David Mason, Jamie Willis (Published 03 November 2015) B.M.J.

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