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E le coppie gay come stanno? I risultati di una ricerca italiana

E le coppie gay come stanno? I risultati di una ricerca italiana

Cosa sappiamo del benessere individuale, sociale e relazionale delle coppie gay in Italia?

Purtroppo ancora troppo poco… Un contributo importante che può aiutarci a far luce su tali aspetti deriva dai risultati di una recente ricerca che ha visto la partecipazione di 60 coppie gay principalmente residenti in Toscana.

Un primo dato che emerge è che la maggior parte dei partecipanti sente la mancanza di supporto e di riconoscimento sociale, culturale, legale e istituzionale per le persone e le coppie omosessuali all’interno del nostro Paese, a differenza di quanto accade in molti altri Stati Europei. Oltre alla mancanza di sostegno, la maggior parte dei partecipanti ritiene che ci sia poca visibilità per le coppie gay e lesbiche e che sia dunque necessario promuovere iniziative ed eventi (non solo scientifici) finalizzati alla conoscenza, allo scambio e alla riflessione rispetto ai temi inerenti le relazioni di gay e lesbiche.

Secondo molte delle coppie che hanno preso parte alla ricerca la realtà italiana è piena di stereotipi e pregiudizi riguardanti le relazioni gay e lesbiche. Un elemento interessante è che la presenza di pregiudizio sembra essere così radicata nella nostra società da coinvolgere non solo le persone eterosessuali ma anche le stesse persone omosessuali. Questo processo, inconsapevole e automatico, di adozione da parte di gay e lesbiche delle credenze negative, degli atteggiamenti sfavorevoli e dei sentimenti ostili verso l’omosessualità condivisi dalla cultura di appartenenza, viene chiamato omonegatività interiorizzata (prima chiamata omofobia interiorizzata).

Tale fenomeno genera sofferenza all’interno di chi lo vive ed è in buona parte responsabile delle difficoltà di accettazione del proprio orientamento sessuale.

Tra gli stereotipi (falsi e banalizzanti) più frequentemente riportati dalle coppie intervistate ricordiamo a titolo d’esempio:

i gay e le lesbiche si sentono o sono soli e alienati;

i gay e le lesbiche sono promiscui e non hanno relazioni stabili, durature e felici;

i gay e le lesbiche cercano sempre uomini o donne da traviare;

in una coppia gay/lesbica uno/a fa l’uomo e l’altro/a fa la donna.

Un risultato che dovrebbe realmente far riflettere è che più della metà dei partecipanti alla ricerca dichiara di avere difficoltà sul luogo di lavoro: la paura di essere discriminati, emarginati e di avere ripercussioni negative (esperienza realmente vissuta da alcuni degli intervistati) è talmente forte da portare a non parlare del proprio orientamento sessuale e della propria relazione d’amore. E’ come se si sentissero costretti a far finta che quella parte (fondamentale) della loro vita non esistesse.

Considerato quanto detto finora, una domanda sorge piuttosto spontanea: ma quindi le coppie gay dove trovano sostegno e accettazione?

Un dato che emerge dalla nostra ricerca, e che è già stato riportato anche da studi internazionali, è quello secondo cui il supporto e l’accettazione completa deriva principalmente dalla cosiddetta “famiglia di scelta”, cioè quella composta da amici intimi e partner, piuttosto che dalla famiglia d’origine, che spesso non è solidale, se non esplicitamente rifiutante.

Concludendo con una nota positiva, nonostante le tante difficoltà incontrate, le persone gay coinvolte nella presente ricerca riescono a formare relazioni durature (tutte le coppie hanno una durata superiore a un anno, il 30% di più di cinque anni), stabili (non ci sono state separazioni né ripensamenti) e soddisfacenti (la qualità della relazione è spesso definita come molto buona). La forza degli affetti e il senso del diritto alla propria identità costituiscono delle risorse importanti per affrontare con successo le avversità e raggiungere il benessere individuale, sociale e relazionale.

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Per approfondimenti si veda: Antonelli, P., & Dèttore, D. (2014). Relationship, Social, and Individual Well-Being in Italian Male Same-Sex Couples. Journal of Gay & Lesbian Social Services, 26(3), 383-406.


Dr. Paolo Antonelli – Psicologo Psicoterapeuta



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