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Effetti dei trattamenti per l’infertilità sulla sessualità

Effetti dei trattamenti per l’infertilità sulla sessualità

È possibile evidenziare effetti differenti dei trattamenti per l’infertilità sulla sessualità dei pazienti e spesso questi variano in base al sesso.

Nell’uomo, l’esperienza clinica dell’infertilità, come la comunicazione dello spermiogramma, è “de-virilizzante”; possono verificarsi impotenza psicogena e disfunzioni erettili transitorie nel momento in cui devono sottoporsi alle analisi (circa in 10 uomini su 16). Ciò che è richiesto all’uomo durante la PMA – periodo d’astinenza, raccolta di sperma tramite masturbazione in una stanza spesso angusta grazie ad una “letteratura appropriata” che possa fungere da fonte d’eccitazione, vale a dire fantasticare su una ragazza in copertina (che prende il posto della compagna), finché il flacone non è pieno – è ciò che Granet chiama “antisessualità” o addirittura “sessualità mortificata”.  È possibile che si riscontri una “ansia da performance riproduttiva” – questi esami, nella misura in cui sono pianificati (ora e luogo), valutati, quantificati, comparati a quelli di altri uomini, ad una norma, possono essere considerati come un’esperienza traumatica – oppure che l’uomo ricerchi maggiormente l’attività sessuale per combattere la minaccia (anche attraverso relazioni extra-coniugali). Infine, il rapporto che deve avvenire a tutti i costi nel periodo ovulatorio, programmato, non lascia alcuno spazio alla spontaneità e mette la virilità a dura prova, inibendo l’uomo. Uno degli effetti principali infatti è il calo della libido: l’uomo infertile si sente attratto dalla donna nella sua totalità, più che da specifiche parti del corpo oppure nel migliore dei casi sembrerebbe rimanere un interesse solo per il seno; come se il desiderio sessuale fosse scomparso o regredito ad uno stadio arcaico in cui gli attributi materni (quindi il seno), occupano tutta la scena. Tutto questo influisce sull’incapacità della coppia di procreare.

Nella donna  la sessualità sembra perdere quasi completamente l’aspetto ludico ed erotico e tende progressivamente ad essere sottomessa al suo desiderio di maternità. La sessualità femminile è subordinata alla procreazione, diviene infatti il mezzo e non il fine: le donne infertili hanno rapporti sessuali meno frequenti (al di fuori del periodo ovulatorio), meno preliminari, meno desiderio sessuale, si trovano più frequentemente ad essere impossibilitate ad avere rapporti sessuali a causa di difficoltà nell’eccitamento, hanno meno orgasmi nel momento del rapporto o della masturbazione. Può paradossalmente anche verificarsi l’opposto: la donna potrebbe ricercare maggiormente il rapporto sessuale – che ha sempre lo stesso fine, la procreazione – nonostante abbia un minor desiderio; questo cambiamento comportamentale può essere fonte di imbarazzo per entrambi i partner e generare insoddisfazione o disfunzioni sessuali. Il calo della libido può essere dovuto ad un’insoddisfazione circa l’immagine corporea per cui la donna si percepisce come meno attraente e questo può portare alcune di loro a ricercare la simbiosi col partner, che è idealizzato. Il bisogno di tenerezza (non genitale) infatti è più frequente nelle femmine infertili rispetto al gruppo di controllo, così come d’intimità emotiva.

La letteratura evidenzia il carattere deleterio dell’infertilità e/o degli esami ed accertamenti medici sulla sessualità della coppia (Freeman ha notato che il trattamento ha cambiato la vita sessuale del 46% delle donne e del 32% degli uomini che hanno partecipato allo studio; due terzi di questi hanno dichiarato che la sessualità procura loro meno piacere), l’esistenza di difficoltà sessuali e/o di disturbi sessuali associati (impotenza, anorgasmia, vaginismo, dispareunia), o un cambiamento del comportamento sessuale ed in tutti i casi: calo della frequenza dei rapporti sessuali, appiattimento del desiderio sessuale o del piacere, perdita della spontaneità sessuale, bassa stima di sé sul piano sessuale.

La sessualità è solo procreativa, meccanica, tanto che alcune coppie calcolano la distanza tra i rapporti sessuali al fine di arricchire la qualità dello sperma o si astengono dall’avere rapporti nella fase intermedia del ciclo mestruale per evitare rabbia, delusione, frustrazione, senso di colpa e depressione (particolarmente vero per le coppie inscritte all’inseminazione intrauterina omologa – IIUc e per quelle la cui infertilità è idiopatica). Questa (dis)organizzazione (forzata dalle tecniche di PMA) della vita di coppia scatena una sorta di “crisi d’identità” per cui l’immagine della coppia stessa diventa sempre più asettica e sterilizzata.

Il numero degli anni di PMA sembra influenzare il piacere, il trovare o meno scuse per evitare il rapporto sessuale e la presa in carico medica. Nella prima fase, le coppie vivono relativamente bene l’aiuto alla procreazione visto che sono motivate ed hanno una fiducia molto forte nei progressi scientifici. Nella seconda fase, cominciano, poco a poco, a dubitare dell’efficacia delle tecniche ed a perdere le speranze e, tutto questo, genera un vissuto più stressante della presa in carico. Nell’ultima fase, sono rassegnate e perseguono altri obiettivi, sogni od ambizioni rispetto alla PMA e di conseguenza, il vissuto e gli sforzi, sono di nuovo più agevoli. L’armonia sessuale nella coppia sembra tornare alla normalità quando questa supera lo stress legato alla PMA.

L’infertilità colpisce anche la sfera comunicativa della coppia (soprattutto nel caso in cui l’infertilità abbia causa maschile). Infatti, la capacità della coppia di comunicare, sarebbe associata al modo in cui il marito si approccia all’infertilità, quindi alla sua reazione, ed alla percezione che la moglie ha dell’incidenza dell’infertilità sul matrimonio. Tanto più che l’uomo s’impegna nel fare un figlio, considera l’avere un figlio come importante e parla spesso di questo con la compagna, tanto meno mostra ostilità e collera verso la compagna. Tale ostilità e collera sono importanti nella misura in cui la donna percepisce che l’infertilità abbia effetti negativi sul matrimonio. Rispetto alla donna invece, nell’uomo, i sentimenti circa l’impatto dell’infertilità sul matrimonio, sono correlati alla percezione che l’infertilità stessa ha sulla propria autostima. Quindi, l’interesse da parte dell’uomo e il suo impegno nel trattamento possono portare a dei cambiamenti positivi nella comunicazione della coppia ed a migliorare l’effetto dell’infertilità sul matrimonio.

La soddisfazione coniugale, oggetto di numerosi studi, è elevata quanto, più elevata o meno elevata di, quella della popolazione fertile. L’infertilità e la presa in carico medica sarebbero all’origine della bassa soddisfazione circa la vita di coppia. Altre ricerche invece hanno sviluppato una tesi secondo la quale l’infertilità ha il vantaggio di riavvicinare o “saldare” la coppia, a tal punto che sarebbe più “felice” di quella fertile (in uno studio l’84% delle coppie non ha più conflitti o disaccordi coniugali dal momento della diagnosi). Altri autori associano alla soddisfazione coniugale, tutta una serie di strategie di coping, quindi dalla capacità della coppia di far fronte all’esperienza dell’infertilità; potrebbe in questo caso dipendere molto dal benessere del partner o dalla reazione femminile all’infertilità, sia sul piano personale (in particolare) sia su quello sociale. Nyland suggerisce che la soddisfazione coniugale è più elevata nella donna rispetto all’uomo e che diminuisce, nel corso del tempo, in colui/lei che non è diagnosticato come infertile; altri autori riportano invece, che la donna è meno od ugualmente soddisfatta rispetto all’uomo, circa la qualità della relazione coniugale.

Per quanto riguarda l’adattamento psicologico, emotivo e sessuale, la letteratura non va nella stessa direzione: alcune ricerche dimostrano che l’infertilità (e lo stress che ne deriva) genera un adattamento coniugale stabile e soddisfacente, o più importante nelle coppie infertili rispetto alle altre, sostiene e protegge la coppia, rinforza la coesione e la relazione della coppia. Questo soprattutto nelle coppie inscritte in fecondazione in vitro con iniezione intracitoplasmatica dello sperma – ICSI, probabilmente per il dolore derivante dal trattamento; gli uomini in particolare, provano distress nei giorni precedenti la raccolta dello sperma, perché hanno paura di non fecondare gli ovociti della partner o di non essere fisicamente all’altezza. Altre ricerche vanno nella direzione opposta: in particolare sembra che vi sia un deterioramento dell’adattamento coniugale, ostilità, separazione, divorzio, evitamento dei bambini. Tuttavia questa relazione può essere moderata da alcuni fattori come durata del trattamento, strategie di coping, eventuale accettazione di una vita senza bambini, percezione dello stress legato all’infertilità.

Bibliografia

Coëffin-Driol, C. & Giami, A. (2004). L’impact de l’infertilité et de ses traitements sur la vie sexuelle et la relation de couple: revue de la littérature. Gynécologie Obstétrique & Fertilité, 32, 624–637.

Ohl, J. et al. (2008). Impact de l’infertilité et de l’Assistance médicale à la procréation sur la sexualité. Gynécologie Obstétrique & Fertilité, 37, 25-32

A cura del Centro Integrato di Sessuologia Il Ponte (Dott.ssa Stefania Lombardi)



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