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Esiste veramente il “gay-radar”? Ecco cosa dice la scienza

Esiste veramente il “gay-radar”? Ecco cosa dice la scienza

La capacità di determinare se qualcuno è gay è conosciuta colloquialmente con il termine di “gayradar” o “gaydar”. E’ una parola che indica la presunta abilità di capire l’orientamento sessuale di un’altra persona basandosi sull’intuito. Secondo i sostenitori di tale capacità umana le persone che lo utilizzano tenderebbero a fare inferenze sull’orientamento sessuale di qualcun altro in base a delle informazioni limitate e lo farebbero in modo istintivo ed immediato, ad esempio osservando il modo in cui una persona si veste, cammina o parla. L’esistenza del gaydar è stata però oggetto di una discreta quantità di polemiche ed ha visto alcuni membri della comunità scientifica sia sostenere la validità sia ritenere che si trattasse di un mito. Per poter fare luce sulla questione è stato necessario il lavoro dello psicologo sociale Nicholas Rule che, analizzando una notevole quantità di materiale di ricerca sull’argomento, ha compiuto una revisione della letteratura ed ha potuto evidenziare alcuni punti salienti:

La maggior parte degli studi scientifici sul gaydar hanno evidenziato elementi a supporto della sua esistenza. Dalle ricerche è infatti emerso che le persone sono in grado d’intuire l’orientamento sessuale in base all’ascolto di una breve registrazione vocale o alla visione di un video senza audio. Altre ricerche hanno inoltre dimostrato come sia possibile rilevare l’orientamento sessuale osservando semplicemente un volto su uno schermo solamente per una frazione di secondo! L’inferenza sarebbe dunque il frutto di una capacità riconducibile ad una pletora di segnali sia verbali che non verbali (voce, postura, mimica facciale, ecc. )

Le inferenze che si fanno sull’orientamento sessuale avvengono in modo rapido e automatico. Paradossalmente le ricerche hanno anche sottolineato che finché la valutazione è istintiva i risultati sono discretamente buoni, mente quando si chiede di riflettere attentamente prima di esprimere un giudizio allora i risultati diventano meno accurati. In altre parole, più si pone attenzione a capire l’orientamento sessuale di uno sconosciuto e peggiore tende ad essere l’esito della nostra valutazione.

I fattori che guidano le inferenze sono quasi totalmente al di fuori della nostra consapevolezza. Le persone intervistate, facenti parte delle ricerche, hanno sempre sostenuto di ignorare che cosa giustificasse il loro giudizio. Il “gaydar” appare dunque  una valutazione immediata su base inconscia. Ciò è apparso particolarmente evidente quando alle persone è stato chiesto di dare giudizi avendo a disposizione solo alcuni particolari (un’immagine ritagliata di un volto mostrante solo occhi, naso e bocca) e la loro valutazione è comunque risultata significativamente buona.

Alcune persone sembrano avere un migliore gaydar rispetto ad altre. Le persone omofone tendono infatti ad ottenere prestazioni peggiori nei punteggi di ricerca, mentre sia le minoranze sessuali sia le persone che hanno più familiarità con i gay e le lesbiche tendono ad avere prestazioni migliori.

Il gaydar delle donne migliora durante l’ovulazione. Uno studio particolarmente interessante ha rilevato che quando le donne sono in ovulazione la loro capacità di discernere uomini gay da uomini eterosessuali sembra essere sensibilmente migliorata.

Il gaydar non è poi così accurato. In effetti la maggior parte degli studi prendevano in esame la coppia di risposte “gay — etero” mentre, è abbastanza noto, come ci siano di gran lunga più di due orientamenti sessuali in realtà. Negli studi sul gaydar infatti bisessuali, asessuali, metrosessuali, ecc. non hanno trovato posto fra le possibili alternative sotto giudizio. Ciò suggerisce che il gaydar distingua solamente gli eterosessuali dai non eterosessuali e non riesca con la stessa accuratezza a funzionare per orientamenti sessuali differenti.

Le inferenze basate sul gaydar hanno punteggi migliori di quelle casuali, ma sono comunque ben lungi dall’essere altamente attendibili. In effetti nella maggior parte degli studi i partecipanti in genere ottengono risultati migliori della semplice risposta casuale (50% = probabilità d’indovinare casualmente) ottenendo una percentuale di risposte adeguate all’incirca intorno al 65%. Una percentuale maggiore del semplice caso ma non così poi lontana.

In conclusione, benché la ricerca suggerisca che l’esistenza di qualcosa che guidi le persone nell’intuire l’orientamento sessualità altrui è possibile, il gaydar appare un “dispositivo interno” assai approssimativo e non sembra essere minimamente sensibile alle varie sfumature della sessualità umana.

tr. J.L.

Rule, N. O. (2016). Perceptions of sexual orientation from minimal cues. Archives of Sexual Behavior.

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