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Sono sessualmente passivo ma vorrei essere versatile. E’ possibile?

Sono sessualmente passivo ma vorrei essere versatile. E’ possibile?

Sono un uomo gay di 28 anni. Sin dagli esordi della mia vita sessuale ho sempre ricoperto il ruolo passivo, nei rapporti orali come in quelli anali, nelle relazioni stabili come negli incontri occasionali – e persino nell’autoerotismo! Da lungo tempo, tuttavia, coltivo il desiderio della versatilità, ma si tratta di un desiderio la cui forza è inversamente proporzionale alla libidine che si dispiega nella pratica e nella fantasia: non sono mai riuscito a completare un rapporto da attivo (con l’eccezione di un rapporto orale) ed ho addirittura difficoltà a portare a compimento una masturbazione, se la “sceneggiatura mentale” mi vede attivo. Inoltre, gli orgasmi non sono soddisfacenti come quelli che provo da passivo. Il desiderio di essere attivo sembrerebbe, insomma, tutto razionale e non proveniente dalle mie più intime fibre. Cionondimeno, vivo la sua mancata realizzazione come leggermente frustrante non solo perché mi impedisce una vasta area di sperimentazione sessuale, relegandomi solo ed esclusivamente ad un ruolo, ma anche perché io attiro non di rado partners sessuali passivi, ai quali mi trovo a dover rinunciare (con mio sommo dispiacere, quando sono particolarmente attraenti). Desidererei avere qualche lume su questa situazione: sapere di che cosa si tratti, se abbia dei paralleli e, infine, se ci sia la possibilità di uscirne, magari grazie ad un percorso psicoterapeutico mirato.

Ringrazio sin d’ora per la risposta. Riccardo

Grazie Riccardo per la sua stimolante domanda, che ci porta a dare una risposta doverosamente articolata, nella quale prenderemo in esame varie ipotesi (non potendo conoscere tutti i dettagli della sua situazione).

Una prima osservazione che occorre fare riguarda il fatto che, per quanto ancora poco diffusi e apparentemente “contro tendenza”, sarebbe opportuno utilizzare i termini ricettivo e insertivo anziché attivo e passivo poiché questi ultimi termini richiamando ad un rapporto di dominanza-sottomissione, possono veicolare significati svalutanti (specialmente per il “passivo”) e tendono a creare confusione in merito all’atteggiamento che un partner sessuale può assumere. Per fare chiarezza, il termine insertivo si riferisce a chi effettua la penetrazione, mentre ricettivo indica colui che la riceve e versatile definisce l’atteggiamento di chi si presta ad entrambe le pratiche.

Da quanto scrive sembra che lei abbia una difficoltà nell’accettare alcune “limitazioni” dei suoi gusti sessuali: specificatamente il fatto di preferire un rapporto sessuale ricettivo piuttosto che insertivo e praticare un rapporto orale anziché riceverlo. Inoltre si aggiunge a ciò un forte desiderio di versatilità che però risulta sul piano pratico poco attuabile e scarsamente soddisfacente. A tal proposito occorrerebbe capire cosa motiva il suo desiderio di versatilità e quali aspettative, pensieri e credenze siano veicolate da tale condotta. Per come la descrive lei l’idea di avere attualmente una sola preferenza spiccata rende la sua sessualità più monotona e poco coinvolgente. E’ allora necessario sottolineare che benché la possibilità della versatilità le possa dare una maggiore disponibilità di partner ciò non implica che queste relazioni siano anche maggiormente coinvolgenti ed eccitanti. Da un punto di vista quantitativo si raddoppiano i potenziali rapporti ma dal corrispettivo qualitativo non è detto che sia così.

Inoltre, per quanto riguardo l’aspetto dell’eccitazione, gli elementi in gioco che innescano il suo desiderio potrebbero aver che fare non tanto con il ruolo insertivo-ricettivo quanto con il fatto di essere “il mezzo” per cui l’altra persona prova piacere. La sua eccitazione potrebbe derivare dall’idea di essere in grado di soddisfare sessualmente il partner.

Certo non è necessariamente così, è anche possibile che lei provi piacere a livello fisico a causa delle terminazioni nervose dell’area perianale e della stimolazione prostatica. Lo stesso effetto però non si ha nel praticare un rapporto orale dove il piacere è quasi interamente determinato da un’eccitazione collegata a fantasie e sensazioni psichiche. Occorre infatti ricordare che il cervello è il mezzo che trasforma delle sensazioni fisiche in vissuti piacevoli o spiacevoli.

In virtù di ciò se una pratica sessuale diventa una “forzatura”, poiché si pensa di doverla fare a tutti i costi, allora sì che questa può divenire altamente spiacevole sul momento e densa di un senso di inadeguatezza, colpa e frustrazione a posteriori.

E’ doveroso infine osservare che l’essere insertivi o ricettivi in maniera “esclusiva” è una condizione in effetti più rara della versatilità. Le poche ricerche in tal senso mostrerebbero che vi sia meno rigidità di ruoli soprattutto nelle relazioni a lungo termine rispetto ad una maggior aderenza a tali ruoli nei rapporti occasionali. Infatti i ruoli non sono rigidi. Può anche essere che il ruolo passivo sia la prima modalità di avere un rapporto sessuale (specialmente se occasionale) ma, all’interno di una relazione stabile è riscontrata una maggiore fluidità nei ruoli e nelle modalità sessuali dei partner. Un fattore di rilievo è costituito dal partner con cui si ha a che fare, dall’età e dall’esperienza. Questi aspetti, gusti, preferenze sessuali e ruoli, si modificano spesso con l’avanzare della vita sessuale. Capita non di rado che i ragazzi più giovani si sperimentino maggiormente nel ruolo ricettivo per poi ricercare un ruolo maggiormente insertivo nell’età adulta.

Rispetto all’opportunità di iniziare un percorso terapeutico credo che le potrebbe servire come strumento per indagare a fondo quali elementi di tipo personale si manifestino attraverso la sessualità e di conseguenza cercare di capire quali aspetti conflittuali siano attivi e presenti al momento. Capire come siamo fatti e perché ci comportiamo in un determinato modo è infatti il primo passo per avere una maggiore contezza di noi stessi e degli altri, per raggiungere un miglior benessere psicologico e per non essere schiavo di eccessivi limiti autoimposti.

Detto tutto ciò le ricordo che la sessualità è comunque qualcosa che va oltre a ruoli e pratiche sessuali personali, è una modalità che si costruisce insieme all’altro. Sotto le lenzuola infatti ciò che più conta è la complicità.

Cordiali saluti

Daniel Giunti – psicoterapeuta sessuologo

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