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Squirting o eiaculazione femminile: il dibattito scientifico continua

Squirting o eiaculazione femminile: il dibattito scientifico continua

Sebbene connotato come fenomeno di grande attrazione per entrambi i sessi (seppur con significati diversi), ad oggi, sia la natura che l’origine dello squirting rimangono piuttosto controversi.
Quello che è certo è che alcune donne (si pensa ad una minoranza ma i dati di prevalenza variano notevolmente) riferiscono l’emissione involontaria – a getti o sotto forma di rilascio (gushing) – di una notevole quantità di fluido vischioso/lattiginoso (simile allo sperma ma più liquido) in seguito a stimolazione sessuale, solitaria o con il/la partner, nella fase di eccitazione o di orgasmo.

A livello scientifico permangono tutt’oggi ipotesi contrastanti sull’esatta natura dell’emissione di tale fluido. Alcuni autori sostengono che lo squirting rappresenta un eccesso di lubrificazione vaginale, per altri il fluido emesso verrebbe prodotto dalle ghiandole del Bartolini e da quelle di Skene (situate nella parte anteriore interna della vagina a pochi centimetri di profondità), considerate come corrispettivo femminile della prostata. Per altri ancora si tratta di un’emissione di urina.
Queste ultime due ipotesi sembrerebbero essere le più accreditate. Lo conferma un recente studio pubblicato da Samuel Salama e collaboratori sul Journal of Sexual Medicine (2015), condotto su sette donne capaci di “squirtare” in autostimolazione. Analizzando la composizione del liquido emesso e monitorando l’attività della vescica, gli autori hanno constatato che in sei donne su sette il fluido era composto da urea, creatinina e acido urico con livelli simili a quelli dell’urina e in misura ridotta dall’antigene prostatico specifico. Da tali risultati gli autori concludono che lo squirting si configurerebbe come un’emissione involontaria di urina durante l’attività sessuale con un marginale contributo di secrezioni prostatiche (probabilmente dovuto alla stimolazione della parte della vagina in cui si trovano le ghiandole considerate le omologhe ancestrali della prostata, vicino all’altrettanto discusso punto G), arrivando quindi ad escludere che si tratti di un’eccessiva lubrificazione vaginale.
Accanto al dibattito sulla natura e l’origine dello squirting, che rappresenta senz’altro un punto importante da cui partire, una riflessione meritano anche i vissuti e i significati ad esso connessi. Da una parte vi è sicuramente un’attrazione verso tale fenomeno (basti pensare che “squirting” è una delle parole chiave più ricercate nei motori di ricerca dei siti pornografici) accompagnato dal desiderio di ottenerlo poiché considerato indicatore di grande piacere sessuale. Il rovescio della medaglia potrebbe essere un senso di inadeguatezza o una manifestazione di scarso desiderio verso il/la partner qualora lo squirting non si verifichi. Dall’altra parte molte donne descrivono lo squirting come anticipato dalla sensazione di dover urinare, e ciò può talvolta inibirle e farle sentire a disagio portando a cercare di trattenersi o a fuggire per evitare situazioni imbarazzanti con il/la partner.
Per tali motivi è importante essere a conoscenza delle caratteristiche del fenomeno e di ciò che lo può provocare (probabilmente appunto la stimolazione vigorosa di una specifica parte della vagina) e viverlo come un evento infrequente ma possibile, una variante fisiologica della sessualità femminile.

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