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Violenza domestica: perché non è così facile riconoscerla?

Violenza domestica: perché non è così facile riconoscerla?

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha definito la violenza domestica come un fenomeno diffuso che riguarda ogni forma di abuso psicologico, fisico, sessuale e le varie forme di comportamenti coercitivi esercitati per controllare emotivamente una persona che fa parte del nucleo familiare. Può portare gravi conseguenze nella vita psichica di coloro che la subiscono perché può far sviluppare problemi psicologici come sindromi depressive, problemi somatici come tachicardia, sintomi di ansia, tensione e bassa autostima, disturbo post-traumatico da stress e molti altri. Le condizioni di chi subisce la violenza sono tanto più gravi quanto più la violenza si protrae nel tempo, o quanto più esiste un legame consanguineo tra l’aggressore e la vittima. Dal punto di vista fisico le violenze domestiche possono generare gravi danni permanenti e portare difficoltà del sonno o nella respirazione.

Nonostante una maggiore consapevolezza maturata nella società negli ultimi anni, la violenza domestica rimane un’epidemia insidiosa e invisibile. Contrariamente allo stereotipo, sebbene la maggior parte dei bersagli siano donne e bambini, ne sono state vittime anche molti uomini.

Il fenomeno della violenza domestica risulta essere diffuso in tutti i paesi e in tutte le fasce sociali; gli aggressori appartengono a tutte le classi e a tutti i ceti economici, senza distinzione di età, razza, etnia. Le vittime sono uomini, donne e bambini che spesso non denunciano il fatto per paura o vergogna.

Non tutte le vittime di violenza domestica si presentano a lavorare con un occhio nero o indossano lunghe maniche per nascondere tagli e lividi. Dati alla mano, molti non si presentano affatto; l’assenteismo permette alla vittima di rimanere a casa mentre le ferite guariscono, invece di fabbricare scuse poco credibili. D’altra parte, molte vittime non perdono alcun lavoro, perché i loro carnefici non infliggono danni visibili: sono strategici nei loro metodi di infliggere dolore, controllando le vittime attraverso una continua manipolazione emotiva.

Secondo una indagine ISTAT (2006) più di 6 milioni le donne dai 16 ai 70 anni hanno subito abusi fisici o sessuali nell’arco della loro vita. Sono 2 milioni le donne che hanno subito violenza domestica dal partner attuale o da un ex partner, mentre 5 milioni di donne hanno subito violenza fuori dalle mura domestiche; i dati sono preoccupanti specie se pensiamo che è stato stimato che oltre il 90% delle vittime non denuncia il fatto.

In caso di violenza domestica è importante rompere l’isolamento e trovare il coraggio di parlare con qualcuno di ciò che avviene fra le mura domestiche. Ci si deve rivolgere alle Forze dell’Ordine oppure si può individuare una persona vicina con la quale si ha confidenza. Uscire allo scoperto e chiedere aiuto può risultare molto difficile per una vittima di violenza domestica in quanto le conseguenze di un abuso di questo tipo, protratto nel tempo, crea delle vere e proprie voragini sul piano relazionale perché coloro che lo subiscono spesso perdono il lavoro, la casa, gli amici e le risorse economiche di sostentamento. Studi recenti suggeriscono che sia proprio il sostegno sociale il miglior aiuto nel processo di guarigione dal trauma, sia esso collettivo o individuale.

Teresa Bruno, psicologa dell’associazione “Artemisia” di Firenze, ha spiegato che la vittima “si percepisce priva di senso e di valore e, spesso, si da la colpa. E’ un attacco maligno al senso d’identità e ai legami. L’impunità dei persecutori è garantita dalla vergogna e dal silenzio delle vittime e dell’indifferenza dei testimoni”.

A cura del Centro Integrato di Sessuologia IL PONTE (trd. ita. dott.ssa Diletta Pampaloni)

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